La Tavolozza di Narmer - Egittologia Duat.it: Storia e Misteri dell'antico Egitto.

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La Tavolozza di Narmer

Scheda egittologia n°9

La Tavolozza di Narmer

Il più antico documento storico che testimonia il processo di unificazione tra Alto e Basso Egitto, è un bellissimo reperto che prende il nome di Tavolozza di Narmer (o Paletta di…). Si tratta di un'opera finemente realizzata datata alla fine del Protodinastico, o Naqada III, e l'inizio dell'Età Thinita (3200 a.C. circa), il periodo da cui, sull'Egitto unificato, regnarono i primi re.

L'importanza del reperto

La Tavolozza di Narmer fu scoperta durante la stagione di scavo 1897/98 nella città di Nekhen, la greca Hyerakompolis, sotto la direzione dell'archeologo britannico J.E. Quibell. Il reperto, un blocco di scisto verde scuro alto 64 cm e largo 42 cm finemente lavorato sulle due facce, aveva un'utilità pratica nella vita quotidiana perché su di esso, forse, era triturata la polvere blu o nera con cui gli egizi si truccavano gli occhi. La funzione principale, però, era quella cerimoniale, nel caso, l'esaltazione dell'impresa del grande re Narmer, colui che, probabilmente, riuscì ad unificare le Due Terre.  
La Tavolozza, oltre ad essere un fondamentale documento storico, è anche un importante reperto filologico, in quanto costituisce uno dei primi esempi di scrittura geroglifica dell'Antico Egitto. Compaiono, infatti, simboli e concetti evoluti come il falco Horus, la dea Hathor, il tempio a facciata di palazzo ed altri elementi che saranno il fondamento della teologia e della cultura dell'Egitto unito, in primo luogo la centralità della figura del re, sulla quale la Tavolozza di Narmer è incentrata.

Immagini eloquenti

Un lato della tavolozza, quello dominato dalla figura del re, è possibile dividerlo in tre sezioni, ognuna con un messaggio preciso.

1. Prima sezione. E' costituita dalla fascia alta in cui, all'interno di un serekh (cartiglio), è scritto il nome di Narmer, identificato da un pesce gatto e da una mazza; ai lati dominano due teste di vacca simbolo della dea Hathor. In modo univoco è stabilito il soggetto dell'opera.

2. Seconda sezione. La centralità e la magnificenza di Narmer sono stupendamente rese dall'artista che realizzò la tavolozza, immortalando la supremazia, il dominio e la stabilità del sovrano restituendoci tutto l'effetto dell'importanza della scena. Narmer ha in capo la corona bianca simbolo l'Alto Egitto ed è raffigurato con tutti gli attributi tipici dei re, quali la barba e la coda di toro indicante la potenza del sovrano come "Horus Toro Possente". Nella mano destra, il re stringe una mazza, pronto a fracassare il cranio d'un uomo inginocchiato che tiene per i capelli con la mano sinistra. Di fronte a Narmer un falco adagiato su sei fusti di papiro uncina una testa; il papiro era il simbolo del Basso Egitto, la zona del delta del Nilo ricca di tale pianta, ma questa, forse, era usata anche per indicare il numero mille, di conseguenza è possibile interpretare la scena come la sottomissione di seimila prigionieri nella zona del delta del Nilo.  

3. Terza sezione. Nella parte bassa della tavolozza due uomini nudi e un piccolo simbolo che indica una città, rimarcano la potenza di Narmer che sottomette i nemici di una o più località che, come visto, sono del Basso Egitto.

Il lato opposto è possibile dividerlo in quattro sezioni.

1. Prima sezione. E' quella superiore, uguale al lato precedente in quanto ripete il nome del re affiancato dalla dea Hathor: ne risulta una doppia intestazione, la "firma" del documento da parte di Narmer.

2. Seconda sezione. E' la scena principale della facciata che confermerebbe quella del lato opposto, in cui il re sottomette seimila prigionieri della regione del delta del Nilo. Narmer ha in capo la corona rossa del Basso Egitto, la mazza e, soprattutto, regge anche il flagello, inequivocabile simbolo d'autorità. Davanti al re vi è una donna detta Tjet e gli stendardieri che reggono gli emblemi divini tra cui, oltre ai falchi, si nota Wepwawet, il canide simile ad Anubi, "colui che apre la via", la guida degli dei e, nell'oltretomba, il protettore dei defunti. Innanzi al corteo due file di cinque corpi decapitati con le loro teste fra le gambe: il nemico sconfitto è immolato agli dei.

3. Terza sezione. Il centro della tavolozza è dominata dal cerchio formato dal collo allungato di due felini, forse leonesse o pantere: lì, è probabile fosse triturato il colorante per il trucco degli occhi. Due personaggi sembrano tenere a bada le belve nel probabile intento di rappresentare le due differenti anime dei paesi appena unificati.  

4. Quarta sezione. In basso, un toro calpesta un nemico nudo sottomesso dalla potenza del sovrano chiaramente raffigurato come "Horus Toro Possente", riconfermando il dominio di Narmer sui vinti del Basso Egitto.

Le radici teologiche

Le scene descritte nella Tavolozza di Narmer sono eloquenti, pertanto, con ragionevole certezza sembra evidente che la supremazia di un re dell'Alto Egitto, ben raffigurato su di un lato della paletta, abbia domato la parte avversaria, il Basso Egitto, annettendone i territori. Il prezioso reperto indica l'esistenza, in quel periodo, di divinità che saranno fondamentali nell'Egitto dinastico, quali Horus e Hathor, quest'ultima già madre di Horus, dato che il nome del re è da lei protetto o generato (parte alta della tavolozza).
E' ipotizzabile che il concetto di Re identificato con Horus generato da Hathor, fosse presente nella cultura dell'Alto Egitto prima dell'unità. In quest'ottica è possibile inquadrare anche il tempio a "facciata di palazzo" tipico dell'età Thinita. Il tempio, o la dimora eterna, la mastaba, è la casa di Horus, cioè il faraone, ma "Casa di Horus" è il significato di Hathor, di conseguenza sembrano già radicati i principi basilari di quella che fu una tradizione religiosa millenaria: Narmer, sul suo gonnellino, ha decorato un tempio a facciata di palazzo con teste di vacca a sormontare la dimora reale dell'Horus.

Fine

 
 
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