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Egittologia: Amenemhat I

Scheda egittologia n°32

Amenemhat I - I parte

Re, XII dinastia (1994-1964 a.C.).

Prenome: "Sehetepibre", "Colui che propizia il cuore di Ra".

Nome Figlio di Ra: "Amenemhat"; "Amenemhe", "Amon è di fronte".

Nome dato dai greci: "Ammenemes".

Ritenuto dagli studiosi il fondatore della XII dinastia, Amenemhat I fu colui che tornò a governare l’Egitto di nuovo unificato, seppur tra continue diatribe interne tra i vari nomoi. Questo aspetto di pacificatore incarnante l’unità del paese, appare anche dalla sua titolatura reale, inizialmente strutturata come quella dei sovrani predecessori dell’XI dinastia, i cui titoli erano un forte richiamo alla pacificazione dello Stato. Egli era Sehetepibtawy “Colui che rasserena il cuore delle Due Terre”; Sema “Colui che riunisce (o riconcilia)”; Sehetepibra “Colui che rasserena il cuore di Ra”. A un certo punto della sua reggenza, però, Amenemhat I cambiò i suoi titoli divenendo Wehem-Meswt “Ricominciamento della Creazione” o “Rinascita", o “Ripetitore di Nascite”, ad indicare, appunto, il suo intento, riuscito, di ripacificare totalmente l’Egitto.

La vita

Amenemhat I non apparteneva alla famiglia reale e le sue origini erano quasi certamente radicate nell’Alto Egitto, dato che era chiamato Khent-Nekhen “Uomo del Sud”. Il nome della madre, inoltre, probabilmente era Nefert, donna di Ta-Sety, termine che indicava tanto la Nubia quanto il I nomo dell'Alto Egitto, motivo per cui, insieme con altri indizi, si ritiene che essa fosse originaria di Elefantina. Il padre era certamente un uomo importante e influente, tanto da essere nominato come “un uomo che si farà un nome per l'eternità”.
L’ascesa al trono d’Egitto di Amenemhat I comincia sotto gli ultimi faraoni dell’XI dinastia e sappiamo che ai tempi di Mentuhotep IV, del quale sarà successore, Amenemhat I era principe reale, visir e “Governatore di tutto l'Alto Egitto”.  
Una questione ancora da chiarire è la probabile coreggenza di Amenemhat I con il figlio Senusert I, infatti, è stata avanzata l’ipotesi che, probabilmente, a partire dal 21° anno di regno, il padre condivise il trono con il futuro erede. Tuttavia, questa è solo una supposizione dettata dallo studio di particolari circostanze storiche inerenti proprio il periodo amministrativamente tormentato tra l’XI e la XII dinastia. In realtà, tale ipotesi è resa fortemente dubbia da alcuni importanti documenti certi, in modo particolare dal noto “Insegnamento di Amenemhat a suo figlio" in cui il defunto re dice chiaramente all’erede: “Prima che i cortigiani avessero saputo che volevo trasmetterti il potere”. Pertanto, appare evidente che Amenemhat I regnò da solo sino alla fine dei suoi giorni terreni, mentre il figlio rimase Principe e Generale sino al momento della successione. Amenemhat I si considerava “uomo tra gli uomini”, a riprova della sua non discendenza regale, ed è probabile che i suoi assassini volessero rimarcare questo fatto uccidendolo proprio nel suo XXX anno di regno, prima della festa Heb-Sed, l’importante cerimonia della “rigenerazione” del sovrano. Fu così che il re fu sorpreso nel sonno, solo, e ucciso, proprio nel momento di maggiore debolezza della sua divinità, quando, secondo le credenze, il sovrano si sarebbe rinvigorito acquisendo nuova forza a seguito del giubileo. E’ da notare con quale e quanto tempismo i congiurati colpirono: assassinarono il re, il dio terreno, nel momento in cui maggiore era la sua debolezza divina, in altre parole prima della sua rigenerazione per mezzo della fondamentale cerimonia, approfittando della ricorrenza per rimarcarne la non regalità, tentandone la delegittimazione sociale e politica.
Nel celebre romanzo “Le avventure di Sinuhe” traspare lo stupore del figlio Senusert I alla notizia della congiura, smentendo ipotesi di un suo probabile coinvolgimento a discapito del padre: al contrario, ripristinerà e consoliderà pienamente la divinità di Amenemhat I.

Fine I  parte

 
 
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