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Antico Egitto: il tempio

Scheda egittologia n°26

Il Tempio - IV parte

Il Tempio Solare

La caratteristica primaria del tempio solare era quella di definire uno spazio a cielo aperto, offerto alla luce dell'astro diurno. I più antichi noti sono quelli risalenti alla V dinastia, di cui l'esempio che si sia conservato meglio è il tempio solare di Niuserre ad Abu Gorab.
Generalmente, in questa tipologia di templi non vi si trovava nessun naos che racchiudesse l'immagine del dio o sale oscure in cui praticare cerimonie e offerte, dato che Ra brillava in cielo e i suoi raggi andavano direttamente a colpire il rivestimento d'oro che ricopriva l'obelisco eretto su una piramide tronca, il quale costituiva il cuore, il punto più importante del complesso templare. Davanti ad esso, nel tempio di Niuserre, si trovava l'altare, situato al centro del vasto cortile sul quale si aprivano il deambulatorio e i magazzini confinanti con la parte settentrionale della cinta muraria. A sud della cinta si trovava la barca di pietra sulla quale, simbolicamente, navigava il sole.
Appartengono al Nuovo Regno i templi di Amarna, costituiti da immensi spazi delimitati da mura, ai quali si accedeva da un portale fiancheggiato da piloni e l'interno del recinto era dominato da centinaia di altari disposti su più file.
I primi sei faraoni della V dinastia, fecero costruire dei templi in onore del loro dio solare Ra e i nomi di tali monumenti sono inscritti negli Annali della Pietra di Palermo. Il tempio di Userkaf si chiamava "Tempio di Ra", quello di Sahure "Campagna di Ra", quello di Kakai "Posto del cuore di Ra", quello di Raneferef "Riposo di Ra", quello di Niuserre "Gloria del cuore di Ra" e quello di Menkauhor "Orizzonte di Ra", tutti eretti a sud di Giza, nella regione di Abusir.

Il Tempio Funerario

Sin dall’Antico Regno la mastaba era dotata di una cappella inserita nel corpo del monumento, nella quale si depositavano le offerte per il defunto. L’evoluzione delle tombe verso l’imponente forma piramidale dall’aspetto massiccio e chiuso, richiedeva la realizzazione di tutto un insieme di edifici tra loro connessi, fra cui la cappella funeraria, una costruzione indipendente staccata dalla tomba vera e propria e che, con i secoli, divenne un vero tempio, quello funerario.  
Questo era edificato vicino alla piramide e non era solamente la cappella delle offerte di un defunto qualsiasi che non poteva sopravvivere senza elargire i giusti tributi agli dei, ma era anche il santuario di un dio. Ecco perché, nella sua struttura, il tempio funerario non si distingueva in alcun modo dagli altri templi divini, in quanto l’edificio era legato alla concezione del destino solare del sovrano che faceva di lui un essere divino. La maggior parte dei templi funerari annessi alle piramidi sono scomparsi e, quando se ne riportano alla luce i resti, questi sono difficilmente riconoscibili, ma è evidente come nei monumenti delle necropoli menfite risalenti all'Antico Regno, il complesso funerario delle sepolture regali adempie a due funzioni:

1. quella della conservazione del corpo;

2. quella della presentazione delle offerte (culto funerario).

Nelle più modeste strutture del Medio Regno s’incontra la stessa combinazione piramide-sepoltura e tempio-luogo del culto funerario, fino alla svolta sostanziale nella concezione di erigere questa tipologia di monumenti che si ebbe a partire dal Nuovo Regno, quando il tempio funerario fu costruito ai margini dell'altopiano libico, allorché i sovrani si fecero tumulare negli ipogei della Valle dei Re. Di questa tipologia fanno parte i templi della necropoli tebana eretti da Sethi I, del quale rimangono alcuni elementi dei due piloni e ampie parti del naos, il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, il Ramesseum e il tempio di Medinet Habu.
Dal Nuovo Regno, quindi, si ebbe una rivoluzione nella costruzione dei complessi funerari con l’introduzione di un fondamentale cambiamento: la tomba e il tempio funerario furono topograficamente separati. La prima era sita nell’appartata Valle dei Re dove, dopo la sepoltura del corpo del divino faraone, era ermeticamente chiusa e il suo ingresso mascherato fino quasi alla totale occultazione. Tutto quello che vi era deposto era in intimo legame al re, un’entità unica in viaggio nell’Aldilà. Il secondo era nelle vicinanze, generalmente in località o zone destinate a tale scopo, sempre sulla sponda occidentale del Nilo.
Lo sdoppiamento della sepoltura e del tempio era, in realtà, dettato quasi sicuramente da fattori materiali legati alla profanazione delle dimore divine.
Sin dal II Periodo Intermedio, XIII - XVII dinastia, il saggio Ipu piange il saccheggio delle tombe reali: “Ecco, sono fatte cose che non erano mai accadute prima: il re è stato portato via dai miserabili. Ecco, chi era sepolto come un falco è [...]; quello che la piramide nascondeva è diventato vuoto”.
Dopo i periodi intermedi, era palese che le sepolture reali potessero essere facilmente saccheggiate e si era, dunque, sviluppata la legittima preoccupazione di nascondere la tomba agli occhi dei mortali, al fine di evitare profanazioni. E’ tale necessità che porta all’occultamento degli accessi alle sepolture ed alla totale mancanza di indicazioni relative la loro ubicazione, compresa l’abolizione della piramide o altri segni esteriori: la prova più evidente delle paure dei faraoni è la presenza dei corpi di guardia che controllavano la Valle dei Re sin dalla XVIII dinastia.
Da quel periodo il tempio funerario è costruito nella pianura tebana, attuando quella scissione tra tempio e sepolcro con la cosciente volontà di nascondere la sepoltura, come dimostrano testi di varia origine e di differenti periodi, nonché per motivi politici e per consentire una maggiore comunicazione dei regnanti e delle alte caste con la popolazione.
E’ da ricordare che i templi funerari di questo periodo hanno, generalmente, la struttura a “cella”: un caso a parte è il tempio di Hatshepsut a Deir el Bahari.

Fine

 
 
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