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Egittologia: il tempio

Scheda egittologia n°25

Il Tempio - III parte

Il tempio divino più diffuso era quello a cella, cui appartenevano edifici, per citare i più noti, come quello di Amon o Khonsu a Kamak o quelli tolemaici di Edfu o Dendera.
In Egitto il tempio rappresentava una sintesi e una riproduzione simbolica del cosmo, in scala. Ogni elemento architettonico aveva una sua funzione pratica, ma soprattutto simbolica, dato che lo schema base del classico tempio a cella, costituito da vari elementi, era concepito con preciso riferimento alla teologia. La prima struttura che il visitatore incontra è il pilone, oltrepassato il quale si trova in una corte, porticata su uno o più lati (peristila), che immette nella sala ipostila, un vasto ambiente denso di alte e grosse colonne che sostengono il soffitto. AI termine della sala ipostila vi è la parte più importante, più segreta e più piccola del tempio, il santuario, ovvero la stanza in cui è contenuta la statua del dio, circondata da altre camere in cui si riponevano gli oggetti rituali.  
Caratteristica dominante del tempio a cella è, quindi, uno spazio architettonico che diventa sempre più angusto man mano che si procede, un percorso a cannocchiale rovesciato con un punto univoco determinato al termine del percorso ovvero, la statua del dio. All’univocità finale si contrappone la genericità, l’indeterminatezza, il caos simboleggiato dall'inizio del percorso, in cui l’ampiezza indistinta e dispersiva della veduta è inizialmente “convogliata” dai piloni per giungere al punto focale del tempio, il naos.
A Karnak, dove si trova il complesso più importante, ogni sovrano che vi mise mano costruì un pilone più grande davanti a quelli esistenti, ampliandone l’area sacra ma, soprattutto, rimarcando la propria grandezza divina attraverso il pilone, il primo elemento del tempio, quello che focalizza e convoglia il tutto sul naos. In alcuni casi si arrivò ad erigere una lunghissima sequenza di piloni, camere e cortili, come nel tempio di Hathor a Serabit eI Khadim, in Sinai.
L’impostazione base del tempio a cella-cannocchiale è la medesima anche per i maggiori templi rupestri, come quelli di Abu Simbel, in cui lo schema, senza il tipico cortile, è scavato nella roccia.  
A questa tipologia base si applicavano le eventuali modifiche, come una maggiore lunghezza del complesso ottenuta con l’erezione di successivi piloni, di cortili, sale ipostile e anticamere. Nel senso della larghezza, quando il tempio era dedicato a più divinità, si moltiplicavano gli elementi di base, come a Kom Ombo in cui è presente uno “schema doppio”: nel caso, dalla seconda sala ipostila la pianta si sdoppia dando origine a due santuari speculari con doppi vestiboli e naos, dedicati uno alla Triade di Horoeris, l’altro alla Triade di Sobek.
Ad Abydos, nel tempio di Sethy I, lo schema è moltiplicato per sette volte, corrispondente al numero delle divinità nel luogo.

Costruzioni minori

Oltre le strutture principali i templi erano corredati da altre costruzioni minori, tra cui si citano i semplici luoghi di culto costituiti da un'unica sala o preceduta da una piccola ipostila, come nel caso dei tempietti di Amenhotep III a Karnak ed EI Kab, di Ay a EI Salamuni, di Horemheb a Gebel Adda e di Sethy I nello Wadi Abbad.
Da menzionare i piccoli templi a  peribolo, che però non erano sedi di culto ma depositi per barche sacre, costituiti da una semplice camera circondata da un camminamento (peribolo): esempi sono quelli di Amenhotep III a Elefantina e di Tuthmosis III a EI Kab e Medinet Habu. Il grandioso tempio di Luxor, creato da Amenhotep III, nacque come gigantesca versione di tempio a peribolo a cui furono aggiunti elementi del tempio a cella. I successivi ampliamenti, integrazioni e modifiche apportate da  Ramesses II e dai Tolomei, lo trasformarono definitivamente con struttura a cella.

I mammisi

Edifici particolari, adiacenti il tempio primario, erano i mammisi e i chioschi, ovvero i templi peripteri.
Questi erano costituiti da un unico ambiente che poteva essere circondato da mura, sostituite, a metà o due terzi dell'altezza, da colonne che sostenevano gli architravi. Una variante poteva essere formata da colonne unite da mura per una parte dell'altezza, come per il chiosco di Taharka a Karnak.
I mammisi nubiani avevano, in alto, pareti decorate da capitelli ed erano interrotte da porte e finestre come nel grande e bellissimo chiosco di Traiano, a Philae; altri chioschi della Nubia sono il tempietto di Kertassi, e il magnifico chiosco di Naga, mentre, altri monumenti, ora rasi al suolo ma probabilmente edificati in modo simile, sono a Tabo, Kawa, Napata e Meroe. Da ricordare anche il chiosco, molto più piccolo, che si trova sulla terrazza del tempio di Dendera.
Con mammisi, termine introdotto da Champollion, si indica il santuario dedicato alle nascite sacre. Questi monumenti erano, infatti, decorati da figure di divinità preposte alla nascita, come Hathor, Bes e tutte le dee del parto.  Al loro interno si possono ancora osservare, sulle pareti, le varie fasi della creazione dell'essere umano, con il dio Khnum in atto di modellare il corpo e il ka del nascituro.

Fine III parte

 
 
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