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Aspetti femminili della regalità
Come il faraone, la madre del re e la sua "grande sposa reale" si distinguono dal resto degli esseri umani per gli emblemi presi a prestito dagli dei. Esse portano la corona nekhbet, l'ureo, la doppia piuma, il segno ankh, che contraddistinguono il loro aspetto divino. Studi recenti hanno messo in luce che tali attributi riflettono l'intimità eccezionale che le donne della famiglia reale avevano con il figlio degli dei e dimostrano che esisteva una controparte femminile del concetto divino della monarchia faraonica. Così, sotto il regno di parecchi sovrani (Amenofi IlI, Akhenaton, Ramesse lI), testi e rappresentazioni rivelano che la coppia reale era interpretata come l'immagine terrestre di una coppia divina di carattere solare, Ra, e Hathor-
Uno degli emblemi più specifici delle regine è l'acconciatura nekhbet, copricapo a forma di avvoltoio dalla testa eretta le cui ali avvolgono il volto di chi la porta. Questa corona, indossata in origine da Nekhbet, dea dell'Alto Egitto, divenne nel corso dei secoli l'attributo di numerose divinità femminili. Adottata dalle regine a partire dalla IV Dinastia, essa sarà portata durante tutto il periodo faraonico. La testa del rapace è talvolta sostituita da un ureo. Il cobra, simbolo del potere faraonico, può essere raffigurato solo sulla fronte delle sovrane. Nel Nuovo Regno ne esistono molte varianti: hathorico, unito a un disco solare sorretto da due corna; doppio ureo, talvolta associato alla testa di avvoltoio. Le regine possono ornarsi di altre acconciature come il modio sormontato da due alte piume, attributo abituale degli dei maschili Min e Amon, o le due corna di Hathor e di Iside-
Le scene di culto del Nuovo Regno mostrano di frequente le regine intente a compiere i riti accanto al faraone. Facendo uso del loro fascino per cattivarsi gli dei, esse agitano ritmicamente alcuni strumenti musicali: i sistri, sorta di sonagli sacri, la cui musica placava e rallegrava le divinità; i menat, i cui fili di perle scossi producevano un rumore gradevole alle orecchie divine. Offerti agli dei, tali oggetti costituivano un pegno di rinnovamento e rafforzavano la seduzione della loro proprietaria, che i testi descrivono come "Signora del sistro", "Dama della menat", "le cui mani pure reggono il sistro per incantare il padre Amon con il suono della sua voce...". Un evento religioso importante era lo Heb-
Due dei templi meglio conosciuti del Nuovo Regno, quello di Hatshepsut a Deir el-
Illustrano tutti l'unione della grande sposa reale con il dio Amon e la nascita "divina" del faraone. Tali scene dette di "teogamia" non hanno senza dubbio la stessa portata: sembra che a Deir el-
Il ruolo di sposa divina, teoricamente sostenuto dalla regina madre, poteva essere rivestito da altre donne della famiglia reale. Durante la XVIII Dinastia, il titolo di "sposa del dio" si trasmetteva da una sposa reale all'altra. Spesso accompagnato dai titoli di "divina adoratrice di Amon" e di "mano del dio", in riferimento a uno dei miti egiziani della creazione, esso designava una funzione liturgica. Ahmose Nefertari, sposa di Ahmosi e madre di Amenofi I, fu la prima a esercitare questo sacerdozio, che faceva di lei la sposa terrestre del dio Amon. Con la musica, i canti e le danze, le offerte, i riti purificatori e magici, essa doveva "rallegrare il cuore del dio" e scacciare le forze malvagie, contribuendo così a mantenere l'ordine universale. Dotata di una tenuta le cui dimensioni aumentarono con il tempo, la sposa del dio aveva a disposizione un numeroso personale comprendente un collegio di sacerdotesse che l'assistevano durante le cerimonie. Il titolo fu portato ancora da alcune regine all'epoca ramesside. Alla fine del Nuovo Regno, la divina adoratrice era scelta fra le figlie di re. Sposata con il solo dio Amon, era allora votata al nubilato e sceglieva sua "figlia" fra le principesse della casa regnante.
Fine