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Viaggio nella Duat dell'oltretomba egizio

Scheda egittologia n°13

Viaggio nella Duat

Il mito di Osiride ed il preciso significato che esso aveva, era la base della religione del popolo delle Due Terre. Ogni egizio, specie dalla V-VI dinastia (circa 2510-2195 a.C.), considerava la rinascita nel regno di Osiride la meta principale ed ineludibile.  

Variegata letteratura

I testi funerari quali il libro dell'Amduat, Il libro delle Due Vie, Il Libro dei Due Cammini, i Testi dei Sarcofagi, il Libro delle Lamentazioni, il celebre Libro dei Morti ed altri ancora, seppur nelle loro importanti diversità, sono tutte descrizioni dell'Aldilà e del modo in cui la si può raggiungere, una raccolta di formule, invocazioni, incantesimi e preghiere destinate alla salvezza dell'anima. Bisogna chiarire che i testi citati, seppur destinati al defunto, sono rivolti alla Luce, alla vita eterna in un Nuovo Regno, ed è riduttivo definirli sbrigativamente "libri dei morti" come spesso avviene.  
Il tedesco Karl Lepsius, uno dei più grandi egittologi di tutti i tempi e autore della stupenda e monumentale opera "Denkmaeler aus Aegypten und Aethiopien" in dodici enormi volumi, nel 1842 titolò una sua pubblicazione, contenente 165 formule tradotte da un papiro conservato al Museo Egizio di Torino, "Libro dei Morti". Da allora, errando, quasi tutti i testi inerenti l'Aldilà egizio sono considerati "dei morti". In realtà, l'originale su cui lavorò Lepsius era "l'inizio delle formule per uscire nel giorno" in cui, le molte invocazioni ed incantesimi, secondo la credenza, avrebbero consentito al defunto di risorgere al giorno della nuova vita, Vi sono differenze, a volte marcate, tra testo e testo, non sono tutti "libri dei morti", anzi, il loro scopo è quello di "far vivere".
I libri citati compaiono dal Medio Regno (XI-XII dinastia circa 2137-1783 a.C.) in poi, ma la loro origine è radicata negli antichissimi Testi delle Piramidi. Queste iscrizioni compaiono dalla V dinastia (circa 2510-2350 a.C.) e le più note sono quelle presenti nella piramide di re Unis (2380-2350 a.C.) a Saqqara. La camera funeraria di tale mausoleo è completamente ricoperta di geroglifici. Si tratta di un "libro di pietra" in cui si descrive l'Aldilà ed il passaggio dell'anima alla vita eterna per mezzo di formule magiche destinate a respingere le forze del male. I Testi delle Piramidi sono considerati i testi funerari più antichi che si conoscano ed in essi sono presenti tradizioni religiose risalenti all'origine della civiltà egizia, al periodo Arcaico (I-II dinastia 3000-2700 a.C.). I libri successivi, compresi quelli del Nuovo Regno citati, traggono origine ed ispirazione proprio dai Testi delle Piramidi, ed hanno, quindi, un legame diretto con gli albori della civiltà egizia, un legame con la genesi, le origini della cultura faraonica. Seppur nella diversificazione delle stesure, i libri citati approfondiscono e rinvigoriscono l'insegnamento predicato nelle iscrizioni scolpite sulle pareti della camera sepolcrale di Unis. Ogni libro ha una sua particolarità e funzione ma, sostanzialmente, i libri "funerari" si possono dividere in due categorie: quelli che descrivono l'Aldilà e quelli che indicano come raggiungerla e rimanerci, per mezzo di appropriate formule rituali. Ad esempio, i Testi dei Sarcofagi ed il successivo e più completo "inizio delle formule per uscire nel giorno" sono una raccolta di invocazioni magiche destinate alla peregrinazione dell'anima, al giudizio di Osiride ed alla vita nei Campi di Ialu, il Regno dei Beati.  

Verso la rinascita

Il libro dell'Amduat, che riprende ed amplifica i concetti e le descrizioni trattati nel Libro dei Due Cammini, è una vera e propria "topografia dell'oltretomba". Nel libro dell'Amduat è spiegato “Chi è nella Duat”, che è poi la traduzione del titolo. Duat deriva dal termine dwat, adorare, pregare.  
Per l’antica cultura egizia l’universo era costituito da tre parti: terra, cielo e duat. Quest’ultima, secondo le credenze, si trovava in mezzo alle altre due, un luogo particolare e non propriamente definito, misto di materialità terrena e spiritualità celeste. Nella Duat si ospitavano le anime dei defunti: in modo semplicistico la si può chiamare aldilà, anche se il termine non è propriamente corretto. Potremmo affermare che era il luogo in cui si pregavano i defunti, perché sede delle loro anime. D’antiche origini, la Duat divenne la sintesi, un sunto teologico, il concentrato di tutte le tradizioni religiose riferite a varie città egizie.  
La massima rappresentazione dell'Aldilà è visibile nella spettacolare tomba del faraone Tuthmosis III (1504-1450 a.C.) nella Valle dei Re: un’eccezionale sequenza d'immagini dettagliate raffiguranti questo misterioso luogo.
Il libro dell’Amduat descrive le caratteristiche del mondo ultraterreno delineandone la particolare struttura topografica, con descrizioni a volte impressionanti. Vi si narra del viaggio del dio Sole, attraverso il regno sotterraneo dell’oltretomba, dimora delle anime. E’ il percorso notturno dell’astro diurno, Sole destinato, grazie ad appropriate formule magiche necessarie a contrastare demoni e forze del male, alla rinascita nell'orizzonte orientale. Il dio inizia il percorso assumendo l’aspetto di un corpo umano con la testa d’ariete sormontata dal disco solare: Ra. Egli, sulla sua barca, seguirà il percorso di un fiume che attraversa le dodici regioni che costituiscono la Duat: dodici, come le ore della notte. Quest'infero mondo è simile al regno dei vivi e gli abitanti di quest’incredibile luogo sono dei. Ogni regione ha una specifica divinità, una propria capitale, una precisa estensione. Ra affronterà situazioni particolari ed avversità d’ogni tipo ma, grazie alle necessarie ed appropriate formule, eviterà demoni ed esseri mostruosi intenti a contrastare la sua navigazione. Al termine del viaggio, il dio uscirà dal mondo dell’oltretomba con l’aspetto di Khepri, lo scarabeo. E’ il simbolo della rinascita, la vittoria della Luce, la sintesi della religione egizia, Osiride che sconfigge la morte divenendo il sovrano del regno dei morti.
Nella prima ora Ra è sulla barca solare accompagnato da due divinità: “Colui che apre la via” e “Mente”. C’è anche una dea: la “Signora della barca”. Ai remi sono poste quattro divinità: “Vigilante”, “Volontà”, “Toro della verità” e “Guida della barca”. Passando nella seconda ora, Ra giunge nella regione di Wernes, dominio di una divinità chiamata ”La saggia guardiana del suo Signore”. Nella terza ora, Ra concede “Volontà” e “Mente” ad Osiride: lo rianima. Nella quarta si giunge ad un corridoio in pendenza dove, protetto da serpenti mitici, vi è l’ingresso “Rostau”, la “Porta del corridoio” da cui si accede al regno di Sokar. Siamo alla quinta ora, il luogo della rinascita, la sepoltura di Sokar. Con la sua barca Ra approda su un’altura, un promontorio, su cui vi è una testa detta “Carne di Iside che sta sopra la sabbia della terra di Sokar”. Nella sesta, Ra è dinanzi a Thot rappresentato da un babbuino con ibis sacro. La settima vede il dio "Carne di Osiride" assistere alla sconfitta dei nemici dell'ordine, della rinascita: il dio malvagio Apophi è annientato. Nove bastoni con testa umana annientano i nemici di Ra, mentre alcune figure rispondono al richiamo del dio: è questa l'ottava ora. Nella nona, dodici cobra, sputando fiamme, sorvegliano Osiride nutrendosi del "sangue di coloro che uccidono". Scortato da dodici divinità, Ra è pronto ad attraccare al porto della rinascita: siamo alla decima ora. L'undicesima è una visione atroce: le fiamme ardono i corpi macellati e le teste mozzate dei nemici del Sole, anime perse e dannate che vagano nel nulla. Ecco la fine del viaggio: la barca solare entra nella coda di un enorme serpente, simbolo del mondo infero. Uscirà dalla bocca con l'aspetto di Khepri, lo scarabeo, il simbolo della rinascita: è la dodicesima ora, la barca del giorno è salpata, Ra si appresta a risplendere nel cielo.

Fine

 
 
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