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Sfinge di Giza

Dentro il mistero e il fascino millenario delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino.
Il fantastico sito archeologico di Giza e la rivoluzionaria "Ipotesi della planimetria Duat".
Un viaggio nel tempo alla ricerca del preciso messaggio custodito nell'ardita architettura dei mausolei di Khufu, Khafre e Menkaure, vegliati da millenni dall'enigmatica Sfinge!
Il libro è venduto al prezzo di € 9,00 anzichè € 18,00.
Pubblicato nel 2000, Osiride Rivelato è ora reperibile solo su questo Sito quale contributo ai liberi contenuti proposti.


Assolutamente da leggere!

 
Gli occhi della Dea Lontana

La Sfinge di Giza: ipotesi sulla sua vera identità.



La Sfinge di Giza

E’ il simbolo dei misteri archeologici per eccellenza.
La Sfinge che da millenni domina le immense piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure a Giza, resiste, da secoli, a qualsiasi tentativo valido e definitivo di interpretazione.
Chi rappresenta effettivamente il suo volto?
Con gli occhi fissi all’orizzonte orientale, da tempi immemori scruta il sole nascente ogni mattina, ma il perché lo faccia e con gli occhi di chi è ancora un grande enigma.

L'Egittologia considera il volto della Sfinge di Giza l'immagine di re Khafre, tuttavia, gli elementi “scientifici” che supportano tale ipotesi sono pochi e facilmente opinabili, non sufficienti a dimostrare la paternità del monumento da parte di tale sovrano. Sono molte, invece, le prove che suggeriscono una differente identità della scultura leonina. Analizzando alcune antiche divinità egizie si può tentare di chiarire chi effettivamente la Sfinge rappresenti ed il suo significato. Ritengo che chi progettò la necropoli reale di Giza lo fece in conformità a precisi riferimenti religiosi e scientifici fusi nell’evoluta architettura dei monumenti, seguendo un rigoroso progetto unitario.
Gli elementi principali che userò per tentare di chiarire l'identità del volto della Sfinge e perché fu scolpita proprio in quella posizione sono due: l'analisi delle divinità Iside, Hathor, Sekhmet, Dea Lontana e parte di quanto esposto nella “Ipotesi della planimetria Duat”.

Triade femminile

Sorella e moglie di Osiride, madre di Horus, Iside fu davvero una delle divinità più grandi che l'umanità abbia conosciuto, tanto che il suo culto, dopo il declino egizio, si diffuse in tutto l'impero romano e sopravvisse per secoli.
La sua grandezza è legata al mito di Osiride, il nucleo di tutta la mitologia egizia, in cui la dea rianima il consorte a seguito dell'uccisione da parte di Seth, ma solo per il tempo necessario al concepimento di Horus.
Il nome egizio di Iside, figlia della dea del cielo Nut e del dio della terra Geb, era Aset e probabilmente significava “Trono”, di cui n'era l’incarnazione. Avendo concepito miracolosamente Horus fu identificata come la madre di tutti i faraoni. I Re erano simbolicamente da lei generati quali eredi del suo leggendario figlio e legittimati a sedere sul Trono d'Egitto. Iside era la madre di tutti i faraoni, ai quali concedeva di regnare sul Trono delle Due Terre.
Era “la grande della magia”, unica tra tutte le divinità del pantheon egizio riuscì ad impadronirsi del potere di Ra. Fu associata a varie divinità ma giunse ben presto a fondersi con Hathor, dal quale ricevette le corna bovine ed il disco solare quale emblema sul capo. Come Isis Pharia, in epoca greco-romana divenne la protettrice dei marinai e il suo culto si estese sino all'Europa del nord.

Prima che Iside le subentrò, Hathor era considerata la madre del dio sole: Horus il falco. La dea è indicata da un geroglifico definito come “casa” in cui dimora un falco: da qui il significato di “Casa Horus”, “Hat-Hor”, il suo nome. Divinità antichissima, già in epoca arcaica Hathor era raffigurata come vacca dalle lunghe corna bovine. Il mito vuole che la dea avesse sollevato in cielo il sole per mezzo delle sue corna. Per questo fu assimilata all'astro diurno e vista come Occhio del Sole. I suoi connotati mutarono e fu rappresentata in forma umana mantenendo, però, sul capo, le tipiche corna che sorreggono il disco solare. Numerose e bellissime sono le raffigurazioni che la descrivono in atto di protegge i faraoni, gli Horus suoi figli. In forma bovina Hathor era venerata come dea funeraria, dato che per ordine di Ra assunse, nel mito della distruzione del genere umano, l’aspetto mortifero della leonessa Sekhmet. I defunti desideravano essere “al seguito di Hathor”, in quanto la dea li avrebbe protetti dalle tenebre dell'aldilà. Per questo motivo e per il fatto che fu denominata “la grande mucca celeste che creò il mondo e il sole”, Hathor fu detta “la Grande Madre”. Era anche dea della danza, della musica e dell’amore.

Leonessa, o donna con la testa del felino, Sekhmet, “La possente”, era vista come infuocato calore solare al culmine della sua intensità. Divinità guerriera, il suo rovente respiro era considerato il vento del deserto. Con la sua ferocia combatteva i nemici di Horus, il Re, e nel mondo ultraterreno sfidava Seth e Apophis, i nemici dell'ordine cosmico. Per queste sue caratteristiche divenne protettrice di tutti i faraoni e guardiana dell'Aldilà. Questi aspetti presero origine dal mito di seguito brevemente descritto. Ra, dio sole, disgustato dagli uomini, incaricò la dea, sotto le sembianze di una leonessa, di distruggere il genere umano. Gli altri dei, data la ferocia del massacro, invocarono grazia a Ra chiedendo di fermare la carneficina. Per placare l'ira di Sekhmet, Ra fece inondare i campi con birra mescolata ad una sostanza rossa. Credendo di bere sangue, la dea cadde in un sonno profondo dimenticando la sua ira. Questa leggenda l’accostò al mito della “Dea Lontana” e le valse l'appellativo di Occhio di Ra, inoltre, data questa sua terribile natura, nelle illustrazione fu vestita di rosso, il colore con cui è generalmente indicata. Accanto alla ferocia protettiva verso il sovrano, affiancava l'aspetto benefico di guaritrice, tanto da divenire patrona della medicina e, come tale, considerata la “Grande Maga”, possente guaritrice.
Le doti guerriere di Sekhmet resero tale divinità la controparte di Hathor, dea dell'amore e del piacere.

Dalle seppur brevi ed essenziali descrizioni fatte è evidente che Iside, Hathor e Sekhmet hanno tratti comuni, a volte intercambiabili. Sono gli stessi egizi che, attraverso i testi e le raffigurazioni, suggeriscono, a volte in modo esplicito, il convergere di queste divinità verso “un'entità”, sintesi del significato complessivo delle tre dee.

Il luogo della rinascita

Nell'“Ipotesi della planimetria Duat” da me elaborata illustro lo stretto legame tra disposizione dei monumenti del sito di Giza e concezione dell'Aldilà descritta nel libro dell'Amduat, facendo coincidere le mediane tracciate nella ricostruzione schematica con le ore o divisioni della Duat.
L'anomalo orientamento delle strade cerimoniali, le insolite vie che dai templi a valle delle piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure giungono ai templi funerari dinanzi ai grandiosi mausolei, mi porta a concludere che tutti i monumenti della vasta necropoli risalenti l'Antico Regno furono edificati sulla base di un progetto generale unitario ricalcante la “struttura” della Duat, la dimora delle anime. In altre parole, i monumenti della necropoli ricalcano fedelmente ciò che i testi religiosi dell'oltretomba descrivono, attraverso una geometria precisa impostata sul concetto di doppio: doppio geometrico e Ka, il doppio spirituale, attuando una sintesi eccezionale tra geometria e culto! Ecco perché sulla piana di Giza sono state edificate le piramidi più grandi ed enigmatiche: esse rappresentano il massimo della religione egizia, sono quel luogo sacro in cui le anime degli dei riposano da millenni, la Duat.
Ogni faraone morto diventava un Osiride e trasfigurava in Orione. Pertanto, la necropoli di Giza è importante e progettata considerando la “struttura” della Duat, perché è la dimora di Osiride, vale a dire ogni faraone morto divenuto Orione. E' noto ai più che in nessuna piramide è mai stato rinvenuto un corpo, neanche in quelle trovate sigillate, come per esempio quella di Sekhemkhet della III dinastia in cui, addirittura, sul coperchio del sarcofago vi era deposta una ghirlanda. Si è così iniziato ad indagare sulla funzione di tali monumenti, ipotizzando per essi le più svariate destinazioni d'uso. In realtà, le piramidi, almeno quelle di Giza, è molto probabile che siano veramente tombe per uomini in carne ed ossa o, comunque, cenotafi, monumenti funerari in memoria di personaggi sepolti altrove (a Giza allo scopo di proteggere i corpi divini dei re, massime divinità terrene).
Queste considerazioni nascono dalla precisa analisi della Piana, dall'inequivocabile letteratura funeraria egizia e dai reperti archeologici.
Le piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure sono Orione (secondo le note teorie di Robert Bauval), il luogo in cui ogni sovrano dimorava per l'eternità e questo luogo è materialmente costruito riproducendo passo passo la tradizione letteraria egizia relativa l'Aldilà: il libro dell’Amduat.

Geometria sacra

Le camere interne delle piramidi di Giza, soprattutto quella di re Khufu, presentano delle indubbie anomalie costruttive. La spiegazione fornita dall'Egittologia è che tali incongruenze architettoniche sono da attribuirsi ai ripensamenti avuti dai costruttori in fase d'opera, nel tentativo di apportare migliorie strutturali all'intero complesso (questa la sostanza del discorso). La particolare disposizione dei corridoi e delle stanze, inoltre, risponderebbe all'esigenza di sviare eventuali profanatori di tombe. Ritengo che non vi sia stata nessuna modifica durante l'erezione di tali monumenti, specie per la piramide di Khufu edificata sulla base di un progetto preciso, tuttavia, esiste un fondo di verità sul fatto che le cavità servissero anche a sviare eventuali profanatori. Lo scopo delle camere sarebbe prevalentemente quello di essere correttamente interpretate, (soprattutto la Camera del Re della Grande Piramide) al fine di comprendere il significato dell’intera necropoli. La figura mostra una delle planimetrie di Giza in cui è riprodotta parte della ricostruzione schematica inerente 'Ipotesidella planimetria Duat”, generata direttamente dalle rampe sacre delle tre piramidi. Attraverso un preciso percorso logico, s'individua il secondo punto mediano della figura in cui tracciare la seconda mediana (colore verde) che segue la prima di colore blu: queste divisioni sono fatte coincidere con le ore della Duat e nella ricostruzione completa si giunge sino alla quinta mediana.
Attraverso la seconda ora, quella verde, è possibile tentare di chiarire l'enigma dell'imponente felino di Giza dato che essa cade proprio sopra la Sfinge.
Nel libro dell'Amduat si afferma che nella seconda regione, quella di Wernes, il dio Ra insedia gli Dei del grano. Tale regione è dominio di una divinità detta “La saggia guardiana del suo Signore”. Sia dal punto di vista logico-geometrico sia da quello teologico si può ben capire perché la Sfinge sia stata edificata proprio in quel punto preciso: è l'inizio del vero “sarcofago” della piana di Giza, della vera necropoli, il punto in cui Ra insedia gli Dei, i re, il luogo in cui riposano gli Osiride-Orione!
Gli egizi ci dicono che “La saggia guardiana protegge il suo Signore”, ma questo “Signore” è senz'altro Osiride, in quanto il libro dell'Amduat è stato scritto in funzione del luogo più importante della Duat, vale a dire la quinta divisione, il regno di Sokar-Osiride, il punto della rinascita. Come già rimarcato, ogni faraone defunto diveniva Osiride, quindi, è evidente che per “regno di Osiride” s'intende il luogo in cui riposano i re, nel nostro caso la necropoli reale di Giza, le piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure.



La precisa ricostruzione schematica con la seconda mediana (verde) che cade proprio sopra la Sfinge.
Dal libro Osiride Rivelato.


La Dea Lontana

A questo punto è possibile iniziare a capire chi rappresenti la scultura leonina.
All'inizio sono stati analizzati i tratti principali di Iside, Hathor e Sekhmet, ma queste racchiudono anche il valore ed il significato di altre dee, come per esempio Bastet o Tefnut, a loro simili o addirittura uguali. Ciò fu abbastanza normale nell'antico Egitto e questa pratica di “fondere” più divinità in un'unica entità prende il nome di sincretismo. Una divinità in particolare racchiude tutte le caratteristiche ed i concetti propri delle dee femminili analizzate: la Dea Lontana.
Questa, incarnava principalmente l'aspetto terribile ed infuocato delle leonesse Tefnut e Sekhmet, tanto che il mito della distruzione del genere umano descritto in precedenza le è proprio, si identifica con esso. Ma la dea si rispecchia anche nei lati benevoli delle altre due “gemelle” ed anche per lei vale la regola dello scambio di personalità: in altre parole, la Dea Lontana racchiude a se le caratteristiche di Iside, Hathor e Sekhmet.
E' madre di Horus e di tutti i faraoni. La conferma di ciò è proprio il suo nome: Dea Lontana. Se consideriamo il nome di suo figlio Hor, scopriamo che questo vuol dire “Il Lontano”: è palese lo stretto legame tra madre e figlio!
Come le altre dee era una divinità solare, anzi, era proprio figlia del sole, e pertanto era pure “Occhio di Ra”. Questo ci ricollega al ciclo dell'astro diurno, del quale la Dea Lontana n’era l'emblema: il ciclo di nascita e morte descritto nel libro dell'Amduat per mezzo della metafora del viaggio di Ra sulla sua barca solare nelle tenebre dell'Aldilà.
Ricapitolando, è possibile affermare che la Dea Lontana racchiude a se tutti gli aspetti e il significato delle maggiori divinità femminile dell'antico Egitto riferite al mito di Osiride, infatti:

  • è madre di Horus, "Il Lontano";

  • è Iside, moglie di Osiride e madre di Horus;

  • è Hathor, la "Casa di Horus";

  • è Sekhmet, aspetto terribile di Hathor/Iside, la madre che distrugge i nemici di Ra.


Ra, però, era il re detto figlio di Ra, e il sovrano era Horus, figlio legittimo di Osiride, destinato a governare sul Trono delle Due Terre, trono concessogli dalla madre Iside.

Aker

Torniamo alla Sfinge. Sovente ci si chiede cosa e chi rappresenti, se celi qualche incredibile e meraviglioso segreto, se effettivamente sia il volto di Khafre oppure no, suscita innumerevoli dubbi ed interrogativi. A seguito di quanto esposto è possibile formulare una sensata ipotesi sul “mistero della Sfinge”. La poderosa scultura altri non sarebbe che Aker, la divinità del regno dell’oltretomba riportata nei Testi delle Piramidi. Questa divinità era la terra, il terreno, il sottosuolo con tutto il significato che esso ha per l’uomo. Divinità antichissima, era raffigurata con un doppio corpo di leone, doppio come le braccia del Ka e questo legame non è certo casuale in quanto anche Aker esprimeva il ciclo della vita, in terra e sotto, nell’oltretomba. Rappresentava il legame tra il mondo materiale e quello spirituale, vegliava l’anima e il corpo nella nuova esistenza. Questo è il più probabile significato della Sfinge. Il leone in realtà sarebbe Aker guardiano della necropoli. Sin dalle antichissime origini simboleggiava il ciclo del sole che da oriente sorge tramontando la sera ad occidente, mentre le due teste guardavano vigili il fenomeno. L’importanza di questo è notevole, perché appare ovvia la connessione esistente con il racconto dell’Amduat in cui si descrive il viaggio del sole da occidente ad oriente nel regno di Osiride e Aker è parte della tradizione osiriaca. La Sfinge trova naturale posizione nella necropoli perché vigila il riposo degli dei proprio sulla seconda divisione, l’inizio del “sarcofago” della Piana ovvero le tre piramidi. Anche nel libro dell’Amduat questa divinità protegge la caverna di Sokar, il sarcofago, proprio nella seconda ora, dominio della "Saggia guardiana del suo Signore". Architettura e testi sono concordi sulla Piana di Giza. Ma ci sono altri elementi per sostenere l’argomento. Aker, secondo la tradizione, è il corpo sotterraneo del sole entro cui l’astro diurno percorre il suo tragitto notturno dopo essere svanito all’orizzonte occidentale. Ecco perché il corpo della Sfinge è infossato nella roccia, sotto il livello del piano naturale, tanto da essere sempre sepolto dalle sabbie: è il percorso sotterraneo del sole. La stella, nel suo viaggio oscuro, entra nel corpo della divinità che è nelle viscere della terra. Ne consegue che anche questa tradizione è perfettamente rappresentata sulla piana di Giza, secondo le indicazioni dei testi religiosi: la Duat di Giza è fedelmente edificata su tradizioni antichissime.
Dalle origini, Aker mutò il suo aspetto assumendo l’attuale forma a noi nota: un corpo di leone con volto umano. In queste fattezze è rappresentato il sovrano. S’intende così esprimere la potenza regale, la forza del re che annienta i nemici. Il significato, però, è il medesimo di quello di un tempo, nel senso che il leone è sempre indicato come guardiano, il protettore del dio Sole (il Re) in ogni sua forma, tanto che le sfingi sono a “guardia” di molti templi e tombe. E’ palese, quindi, la funzione della Sfinge di Giza, chiamata Harmachis il “Sole dell’orizzonte”, perché racchiude in sé il ciclo solare, le divinità che incarnano il sole nelle sue fasi:

  • Khepri il sole che sorge;

  • Râ-Harakthy-Horus il sole allo zenit;

  • Atum il sole che tramonta.


Ciò vuol dire che l’imponente leone veglia su tutti gli Horus, tutti i faraoni della Duat, confermandoci, ancora, che la necropoli è un cimitero divino. Tutte queste caratteristiche della Sfinge protettrice del sole (del sovrano), la potenza e la forza che esprime con riferimento a quella del re, sono concetti già analizzati. Una divinità incarna e sintetizza tutti questi elementi: la Dea Lontana, madre di Hor, “Il Lontano”.
Essa è Sekhmet o Tefnut, secondo la teologia considerata, la temibile divinità solare dalla testa leonina, è Hathor la “Casa di Horo”, è Iside il Trono di tutti i re d’Egitto.
All’inizio delle sepolture, alla seconda divisione, la Grande Madre Iside nella forma di Sekhmet, protegge i suoi figli Horus che siedono sul Trono dell’immortalità da Lei concesso. Questo è il sostanziale epilogo dell’enigma di Giza. Il volto della Sfinge quindi, non raffigurerebbe Khafre, ma il viso femminile della Dea Lontana, d'Iside che protegge i suoi figli, i re, ai quali ha concesso il Trono delle Due Terre e non Chefren che protegge se stesso o, ancor più insensato, tutti i re.
Diventa chiaro anche l'importantissimo ruolo delle donne nella cultura egizia, nonché la strana usanza dei faraoni di truccarsi il viso assumendo tratti a volte marcatamente femminili. La dea gatta Bastet, una delle forme di Iside-Hathor, in epoca arcaica era rappresentata con sembianze di leonessa ed era venerata come Signora dell'Est; proprio come la Sfinge scruta e protegge le dimore degli Horus vegliando l'orizzonte orientale, il luogo della rinascita, l'est. Frammenti rinvenuti sul corpo del monumento leonino, inoltre, indicano che un tempo la grande scultura era dipinta di rosso. Questo particolare è strettamente connesso a Sekhmet, in quanto era il colore caratteristico della “Possente”.
Iside e Osiride, rappresentano la sintesi della concezione religiosa egizia. La Dea è moglie di Osiride e madre di Horus, ma questi sono la stessa entità: il Re, il Faraone. Ecco, quindi, che nel mito di Osiride è racchiuso il senso ultimo del culto egizio; Re, massima divinità terrena, è Horus in vita e Osiride nell’aldilà. In ogni sua forma, però, è generato e protetto dalla Dea Lontana che muta nelle sue varie forme: Iside, Hathor e Sekhmet. Sulla fantastica Piana di Giza è stato impresso nell'ardita architettura dei monumenti questo fondamentale credo degli antichi egizi.
Tutto ciò in onore alla Grande Madre, generatrice e protettrice.

© Gianluigi Guzzi, vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione.

 
 
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